lunedì 27 giugno 2016

COSTILLA DE CERDO A LA CERVEZA



Non sono mai stata in Spagna (ma nemmeno a Barcellona o a Ibiza… proprio mai!).
Non ho mai mangiato cucina spagnola e mai cucinata!
Ecco, ho fatto outing! E lo STARBOOK di giugno è… tadaaaan… TAPAS REVOLUTION. Ma allora ditelo che mi volete male ;-)

Ora, non avendo termini di paragone sulla cucina spagnola mi devo fidare del mio gusto personale (io amo la cucina british, il che la dice lunga sul mio gusto)... e temo pure voi! E vabbè, cominciamo a sfogliare.

Mi vengono in mente grigliate in giardino, pranzi o cene estive all’aperto. Insomma estate, quella estate che qui, alta toscana (si sono una sicula all’estero… perché per una sicula anche Reggio Calabria è estero!) si sta facendo desiderare.

Posso scegliere la “solita” Paella… naaa, non è da me, troppo scontata. Però… questi ribs… li vedo bene a bordo piscina… quella gonfiabile vale?? Perché io quella possiedo.

And the winner is…………

COSTILLA DE CERDO A LA CERVEZA
BEER-BRAISED RIBS (Costine di maiale brasate nella birra)

Per 4 persone come portata principale
Tempo di preparazione: 10 minuti
Tempo di cottura: 1-1 ¼ ore

50 ml di olio d’oliva
1.5 kg di costine di maiale tagliate (nel senso di singole e non in un unico pezzo)
Così, insomma…



(immagine da Sale&Pepe)

1 cipolla spagnola tagliata a tocchetti (io cipolla dorata comune… se poi viene dalla Spagna non saprei)
5 spicchi d’aglio con la buccia
100 gr di chorizo fresco o semistagionato (io chorizo del LIDL che a me sembra piuttosto stagionato)
100 gr di pancetta o bacon tagliati a tocchetti (io bacon affumicato ma non cotto)
1 tbsp di miele chiaro (io millefiori)
1 tsp di pimento dolce
1 foglia di alloro
4 rametti di timo
2-3 patate pelate e tagliate a tocchetti
330 ml di birre bionda (LAGER) a vostra scelta
Pane, per servire (io per fare la scarpetta)

1 Potete preparare questa ricetta in due modi(*=vd. NOTE): o cucinando l’intera pietanza in una padella larga sulla piastra(*) oppure finire la cottura passando in forno al grill(*). Se si usa il forno, preriscaldare a 180°C/gas mark 4.

2 Mettere l’olio d’oliva nella teglia da arrosto (*) o una terracotta da forno (la traduzione non è proprio letterale ma il senso è questo) oppure in una padella dal fondo pesante (se ne disponete io immagino che una casseruola bassa di ghisa sarebbe l’ideale, ma io non la possiedo) e ponetela in un fornello a fuoco alto. Aggiungete le costine e friggete per circa 5 minuti.

3 Aggiungete le cipolle, gli spicchi d’aglio, il chorizo e la pancetta (io il bacon) e cuocere per alcuni minuti fino a doratura e finché non inizia a caramellare. Aggiungere il miele, il pimento, la foglia di alloro, il timo, le patate e cuocere, mescolando, per ulteriori 3 minuti.

4 Porre la birra nella teglia o padella e cuocere nel forno preriscaldato per 1 ora oppure sulla piastra per 45 minuti.

5 Servire le costine con abbondante pane fresco per mop up the sauce…. ESATTO… per fare la scarpetta (questo non potevo tradurlo che così) e godetevelo!

NOTE

Come sempre comincio dalla traduzione. Nella versione originale si parla di HOB che ho tradotto come piastra essendo la traduzione letterale. La piastra a cui si riferisce però è quella della cucina elettrica molto comune nei paesi europei (per quanto non abbia esperienze Spagnole). La precisazione è necessaria per due ragioni: la prima riguarda l’uso della teglia o tegame di coccio che sul fornello a gas andrebbe usato con uno spargifiamma e non direttamente sul fuoco e di ciò non si fa chiaramente menzione nella spiegazione. La seconda riguarda la potenza di cottura della piastra elettrica di gran lunga inferiore rispetto alla fiamma libera: pertanto quando si cita “fornello a fuoco alto” il riferimento è la piastra mentre nella cucina a gas io ho usato il fuoco medio-basso (un po’ più alto del minimo). Discorso simile anche per il forno: io non ho usato la funzione grill ma la funzione ventilato a 180° e, dal momento che non è interamente coperto di birra, si abbrustolisce uguale. Unica accortezza, a metà cottura io girato le costine per permettere che si abbrustolissero tutti i lati.


Essendo una cucina mediterranea gli ingredienti sono di facile reperibilità; ho avuto un po’ di timore circa le cipolle spagnole ma, da una ricerca in rete ho scoperto che sono le cipolle dorate. Il chorizo si trova anche in molti discount (anzi è più comune nei discount che nei super comuni) il mio viene dal LIDL. ATTENZIONE: nella la ricetta non si specifica se il chorizo va spellato o meno. Questo salume ha una pelle piuttosto sottile che io ho tolto ma anche a lasciarla non credo sia fastidiosa. ATTANZIONE BIS: nella ricetta si parla di chorizo semistagionato… ora qui in Italia non è che ci sia molta scelta (non è di prosciutto crudo che si parla); io l’ho stretta fra due dita e mi è sembrato un po’ morbido quindi ho dedotto che non fosse stagionato così a lungo. Se si volesse una stagionatura più bassa si potrebbe ricorrere alla luganega piccante che non è stagionata affatto (la dimensione è sottile e la consistenza della carne altrettanto fine) ma io non lo farei: NON E’ CHORIZO E’ UN’ALTRA COSA!!

Discorso a parte è il pimento. La fortuna vuole che a La Spezia ci sia una nutrita comunità di sudamericani ben organizzati quindi questa spezia (molto comune nella cucina centro americana essendo originaria della Giamaica) è stato relativamente facile reperirla. Per gli anglosassoni PIMENTO è tradotto come ALLSPICE giacché il profumo e il sapore richiama una miscela di diverse spezie. Per tale ragione, qualora non si riuscisse a reperirlo, un degno sostituto (sempre secondo la rete) consiste in una miscela equiquantitativa (sono chimico, abbiate pietà!) di pepe nero, cannella, noce moscata e chiodi di garofano.

Sebbene la ricetta sia di facile esecuzione (magari il tempo di preparazione è un tantino più dei 10 minuti dichiarati a meno che non si abbiano le verdure sbucciate e i salumi spellati e tagliati), ciò nonostante io son stata capace di incartarmi. La paellera su cui ho cominciato a cuocere ad un certo punto si è rivelata piccola così ho dovuto, a partire dal punto 4 dividere in due parti uguali e continuare la ricetta aggiungendo metà degli ingredienti da una parte e metà dall’altra. Questo però mi ha suggerito di continuare la cottura nei due modi suggeriti così la paellera è rimasta sul fuoco per ulteriori 45 minuti mentre il contenuto del secondo tegame è stato trasferito in una teglia di coccio (quella della foto) e, dopo aver aggiunto la birra, trasferito in forno per un’ora.

Le note sembrano tante ma la ricetta è davvero di facile e veloce esecuzione (tempi di cottura a parte ovviamente) e il risultato è eccellente. La nota dolce del miele si sente appena ed è compensata dalla nota speziata del pimento (non esagerate però) checchè ne dica mio marito che però non ama l’agrodolce (il sapore non è affatto agrodolce). Inoltre in 4 persone ci mangia davvero a sufficienza (se si aggiunge il pane e si incrementano le patate si può fare a meno di altre portate).

Il risultato finale risulta un po’ unto se si considera che ai 50 ml di olio bisogna sommare il grasso che proviene dal salame (poco in verità) e quello che proviene dal bacon (tanto in verità). Le alternative sono due: o diminuite l’olio o vi procurate dell’ottimo pane casereccio bello croccante… vi verrà il colesterolo ma almeno si muore taaaaaanto felici.

Ultimissima nota… giuro! Come si diceva qualche tempo fa: “chi non si lecca le dita gode solo a metà!”… bene lavatevi le mani e…. usatele… J

Insomma a mio sempre sindacabile giudizio direi

PROMOSSA

E senza riserve!!
Victoria (al secolo Marina)

15 commenti:

  1. adoro la cucina british, anche ora che mi tocca mangiarla :)
    e ora adoro anche te, dopo questo post.
    Sono morta, ad immaginarti mentre strizzavi il chorizo nelle corsie del supermercato. Ma si sa, che possiamo fare anche di peggio.
    Ottima spiegazione, ottima esecuzione!
    Fossi in te mi precipiterei a fare un altro redone, perche' ti vogliamo con noi anche al prossimo giro, dai!

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  2. Fantastica! Ottimo l'appunto sul fornello. In effetti, in Spagna, usano quasi esclusivamente le piastre elettriche. I fornelli a gas sono una rarità.
    Un solo appunto: il pimetòn dolce è la paprika! Questa me la riservo da fare al bbq quanto prima

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  3. Come resistere a questa ricetta??? Impossibile e sono anche sicura che mi piacerà un sacco, altro che leccarsi le dita, qui mi pulisco pure il muso con il pane :D :D :D
    Vivo a La Spezia, quindi non dovrei far fatica a trovare il pimento, tutto sta a capire cos'è... e per questo aspetto delucidazioni.
    Victoria al secolo Marina anche io adoro la cucina british e americana e spagnola e cinese e giapponese e tibetana e thai e avanti così... insomma mi piace mangiare, se non si fosse capito ;-)
    Brava sia nell'esecuzione ma anche nella divertente disanima di questa goduriosa tapa

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    1. Ma allora siamo tutte vicine di casa :)

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    2. Anche tu abiti a Spezia? Oppure nei dintorni? Finora non ho scoperto neanche una foodblogger spezzina... ;-) :-D

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    3. Perché io fooddo, ma non bloggo XD

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  4. Bentrovata fra le starbooker! Una domanda: hai notato differenze significative fra i due tipi di cottura?

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  5. La ricetta è bellissima, le tue note mi sono piaciute da matti e... ti rivoglio al Redoneeeeeee!!! :-D

    Ha ragione Elena però: il pimentòn è la paprika, molto usata nella cucina spagnola. Il che ti dà la scusa per rifarle. :-D

    Grazie e... alla prossima, ci conto!!!

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  6. Questa ricetta è una meraviglia ma il problema che mi pongo è di diversa natura.
    Io sono ignorante perchè sono stata in Spagna per un mese filato ma ero una bambina e quindi non giravo per "tapas"...
    ma, chiedo, questo piatto è da considerarsi tapas?

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    1. Me lo sono domandata pure io... altro che stuzzichino, questo è un piatto unico :-D

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    2. Trovo interessante questo libro ma mi delude perché, alla fine, non mi pare di vedere delle autentiche "tapas"

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    3. Forse è per questo che il bell'Omar l'ha chiamato Tapas Revolution... ;-) però anche io come te inizialmente mi aspettavo una carrellata di tapas come quelle che ogni giorno vengono servite sui banconi dei locali spagnoli... non mi ci far pensare... che voglia!!!!
      Ciò non toglie che tutte queste ricette sono molto, ma molto interessanti e mi sa che le farò tutte tranne i churros, ma giusto per evitarmi lo stiramento di qualche muscolo :-D

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  7. Innanzitutto ringrazio tutte per gli apprezzamenti. Ben vengano anche per le bacchettate, del resto sono qui per mettermi in gioco. Approfitto per rispondere a tutte. Perladarsella, Nessuna differenza sostanziale nel sapore. Forse rimane un tantino più umido di birra ma neanche tanto a dire in vero, mentre nella versione sul fuoco il liquido non olioso evapora del tutto. Anche la "croccantezza" della superfice della carne non ne risente. Elemoon, a sapere un po' di spagnolo avrei pure risparmiarto qualcosa visto che il pimento non è regalato e la paprika ce l'avevo pure a casa. Ho dato per scontato di dover tradurre dall'inglese e non ho nemmeno fatto caso all'accento. Ottima scusa per rifarli ;-). È una tapas? Tapa vuol dire boccone (questo l'ho studiato) anche da mmangiare con le mani; sotto questo profilo anche la rosticciana (per spezzini e dintorni) è una tapa ma la mia esperienza in cucina spagnola è talmente scarsa che non so rispondere. Ale, qualche redone l'ho già in mente... comincio a prenderci gusto ;-P

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  8. queste le devo fare, qui a casa nostra le costine vanno per la maggiore, e cotte in questo modo devono essere squisite. non vedo l'ora. questo libro mi sta piacendo notevolmente.
    e tu sei a redoner perfetta! grazie davvero!

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  9. Stando sobbollendo in questo momento sul mio fornello.
    Mezz'oretta e sono pronte.
    Un profumo delizioso.
    GRAZIE!!! :-D

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